Minuto per minuto

Di Anna Fortuna 3^G


Era calmo. Le onde si infrangevano contro gli scogli e ormai le ultime luci del tramonto stavano abbandonando il mare. Come faceva il giorno a sapere che la sua fine sarebbe stata la notte, e la notte, come faceva a sapere che la sua fine sarebbe stata il giorno? Non lo sapevo e non lo so tuttora, ma a quel tempo sembrava che l’unica cosa che importasse fosse la brezza marina che inebriava il mio corpo. Ero riuscita a trovare una parte di scogli che non fosse piena di sabbia o appuntita, in modo da sedermi. Pensavo a cosa avrei fatto quando sarei tornata a scuola, una settimana dopo, e a cosa avrei fatto se non ci fossi tornata, se me ne fossi andata lontano. Istintivamente mi portai la mano al collo e accarezzai il piccolo aereoplanino che indossavo ormai da qualche mese e mi ricordai che, purtroppo, dovevo tornare a casa. Percorsi piano tutta la via, che ormai conoscevo a memoria, per tornare dalla mia famiglia: prima la spiaggia, i campi da beachvolley, “Viale dei Pini”, “L’incrocio degli Abeti”, e infine il vialetto di casa mia. -Ah, finalmente sei qui! Prendi Sofia e andate a fare una passeggiata, che devo cucinare- disse la mia adorata mamma, appena varcai la soglia della porta. La casa era un caos infernale, vestiti ovunque, letti sfatti, valigie ribaltate e ovviamente la cucina era un misto di odori difficili da decifrare che non mi dispiacevano. Ormai ero arrivata al faro e senza pensare neanche al fatto che mia sorella si fosse addormentata, feci due lunghi fischi. Quasi subito mi sentii abbracciare da dietro, un gesto che mi faceva rabbrividire ogni volta
-Buonasera anche a te Niall- dissi con un sorriso dolce sulle labbra -Ciao principessa-
Niall James Horan, un ragazzo semplice, ma essenziale, ormai, alla mia vita. 60% dolcezza, 30% cibo e 10% corpo. Mi girai verso il mio amico biondo, dagli occhi di ghiaccio. Quella sera era vestito bene, dei jeans neri, una camicia a scacchi rossa e nera, degli stivaletti Rossemburg e un cappotto viola che stonava con il resto dell’abbigliamento, ma che lo rendeva unico e anche un po’ attraente -Allora? Come sta il “grande guardiano del faro”?- chiesi con la voce del tipo, di cui non mi ricordo mai il nome, di Star Wars 3, il suo film preferito.
-Bene, almeno credo, Nonno Gil stasera mi ha lasciato solo, ma per fortuna è arrivata la mia supereroina preferita a farmi compagnia- rispose lui mentre scompariva nel faro. Io sapevo benissimo dove fosse andato, quindi presi dal passeggino mia sorella e lo seguii.
Caldo, era una sensazione che odiavo, ma se si trattava del calore del corpo del mio migliore amico allora accettavo volentieri un abbraccio. Eravamo lì da due ore e ovviamente non mi preoccupai di avvisare i mie genitori che io e Sofia saremmo state da Niall. Erano passate due ore da quando avevo visto il pianoforte e avevo suonato una canzone alquanto malinconica, per far riaddormentare mia sorella che, per sbaglio, avevo fatto urtare e svegliare, mentre entravo nel nascondiglio del ragazzo più dolce della terra.

-Smettila di fissarmi, mi metti in imbarazzo- Fui spaventata da una voce profonda.
-Scusa, ma credo sia impossibile accogliere la tua richiesta- dissi mentre con un sorriso mi accoccolai e rannicchiai ancora di più accanto a lui disteso a terra.
-Allora credo che abbiamo un problema- mi disse lui ancora con gli occhi chiusi e con un sorriso schietto pieno di orgoglio.
-MhMh- replicai io sperando con tutto il cuore che Niall non rispondesse e mi lasciasse godere completamente di quel momento.
-Non muggire- disse invece.
-MhMh- allora risposi per dispetto. Seguirono attimi di silenzio interminabili.
-Devi proprio andare?- mi chiese supplicante lui.
-La mia famiglia ha bisogno di un nuovo inizio e poi fra due mesi!- risposi, mentre sentivo che le lacrime iniziavano a rigarmi le guance.
-Ehi! Smettila subito, ricordati che sono sensibile e mi farai piangere!- Vedendo che non rispondevo, cercò di nuovo una mia reazione.
-Anna… ti prego, basta!- Silenzio.
-Guarda che adesso ti tiro un carciofo in testa, razza di polla!-
Una risata, forte, sguaiata, ci misi del tempo ad accorgermi che era la mia. Trovai il coraggio di parlare e mentre ormai ridevo e piangevo contemporaneamente, gli dissi che non volevo lasciarlo.
Quello che successe dopo fu assolutamente inaspettato: mi tenne, mi sostenne, mi disse tutto quello che non si può dire con le parole. Un bacio, troppo bello per descriverlo. Le sue mani nei miei capelli, le mie mani sul suo addome.
-Allora significa che vivremo giorno per giorno- disse quando si staccò dalle mie labbra, scrutandomi come a controllare se stavo bene.
-O meglio ancora, minuto per minuto- si corresse sorridendo. E quella fu una promessa che tuttora, a quindici anni da quella sera, io non dimentico, ma vivo con mio marito, Niall James Horan e mia figlia Renesmee Horan.

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