Rimorso

Di Benedetta Scaglioso, 3ª G
Io sento, io sento tutto. So che non sembra, ma io ci sono ancora, sono ancora qui. Non posso muovermi, aprire gli occhi, mangiare, bere, parlare. Ma posso pensare e soprattutto sentire. Posso sentire il rumore della macchinetta che ho attaccata al cuore, che con il suo ticchettio mi conferma che sono vivo. Posso sentire le porte che sbattono, i dottori che parlano, che dicono che non ce la farò. Posso sentire tutti i rumori dell’ospedale. Ma le cose più atroci da sentire sono le parole delle persone che amo, i pianti di mia madre e mia sorella e i lamenti dei pazienti vicini. L’unica cosa che riesco ad ascoltare, senza sentirmi triste, è la voce di Marco, il mio migliore amico, che ogni giorno viene a trovarmi e mi parla normalmente, mi racconta tutto ciò che succede a scuola e a volte mi spiega anche gli argomenti da studiare, perché dice che non vuole farmi rimanere indietro con il programma per quando tornerò a scuola. Anche perché quest’anno dovrei avere gli esami di stato, ma so che probabilmente non li farò mai. Però partiamo da principio, perché forse adesso vi starete domandando di cosa sto parlando: cinque amici in una pizzeria, non c’è nulla di strano, si mangia, si scherza, si parla, ma sopratutto si beve, si beve veramente tanto. Non posso negare di essermi divertito, infatti non lo farò, ma posso negare di aver voluto che accadesse tutto ciò. Invece è successo. Appena finito di mangiare, siamo saliti in macchina, io e Antonella. Erano già le 23:50 ed eravamo in estremo ritardo perché lei, essendo in punizione, doveva essere a casa alle 00:10. Ma a casa, quella notte, non ci è mai arrivata e mai più lo potrà fare. Ed è colpa mia, tutta colpa mia, o forse no, forse sarebbe accaduto ugualmente, ma ormai è tardi per ripensarci. Ora lei è lì, su nel cielo, ed io sono qui, bloccato. Però, Anto non è arrabbiata, io lo so. Ieri l’ho sognata, mi ha detto che mi vuole bene e che lassù è molto bello. Probabilmente sarà stato il mio subconscio a farmela sognare, per alleviare i miei sensi di colpa, ma io voglio crederci comunque. Lei, Antonella, era bellissima, ma veramente tanto, da rimanere senza fiato. Voleva fare la modella, diventare famosa ed andare in tv… e ci è riuscita. Hanno dato in diretta il suo funerale, ho sentito pure quello, ed avrei voluto essere lì e piangere, piangere forte, ma non potevo. Eppure io non piangevo mai, penso di non aver mai pianto, neanche di fronte allo schianto. È proprio vero che non ti manca qualcosa fino a quando non puoi farlo mai più. Penso che l’unica cosa positiva di questa esperienza, che di positivo non ha nulla, sia che ho capito il vero valore delle cose. Ho capito quanto fosse bello andare a scuola, quanto fosse bello mangiare, quanto fosse bello allenarmi e sudare, fino allo sfinimento, dato che ora non posso più farlo. Ho molti rimorsi, avrei potuto bere di meno e non guidare da ubriaco, avrei potuto abbracciare un po’ di più chi amo, avrei potuto essere diverso, e solo ora me ne accorgo, ma ormai nulla ha più importanza. In fondo sto per andarmene, non sento più, sto andando da Antonella, sto andando lì.
Di Benedetta Scaglioso 3G

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...