Un saluto dalla redazione…

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La nostra redazione
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Salve a tutti! Siamo tornati! A distanza di un anno dalla pubblicazione del giornale online “Edicolamia”, siamo pronti a presentarvi il nuovo “Edizione straordinaria”, frutto del lavoro di coloro che hanno partecipato al PON dello scorso anno e dei ragazzi che quest’anno si sono aggiunti, portando nella nostra redazione nuove idee ed energie, creatività ed entusiasmo. 

Novità di quest’anno, la scelta di una diversa piattaforma, “WordPress”, per la creazione del blog, e l’inserimento di due nuove sezioni, “Generazioni a confronto” e “Apprendisti scrittori”. 

La prima è nata su proposta di alcuni ragazzi interessati ad esplorare il mondo degli adulti, in particolare genitori e docenti,  con i quali interagiscono, si incontrano e scontrano ogni giorno.

La seconda è stata ispirata dall’”impresa” di due alunni della Dante che hanno portato a casa  primo e terzo premio del concorso di scrittura “Biblio in Rete”.  A proposito, cogliamo l’occasione per far loro i nostri complimenti! E così tanti ragazzi, non solo della redazione, hanno voluto cimentarsi nella scrittura di racconti da pubblicare sul nostro giornale e che vi invitiamo a leggere, insieme agli altri articoli. Ce n’è davvero per tutti i gusti! Buona lettura! 

E ricordate, “Edizione Straordinaria” è aperta a quanti di voi abbiano qualcosa da dire o raccontare, quindi… Scrivete!

La redazione 

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La Dante sul podio

Di Benedetta Scaglioso e Martina Vitucci

La scuola media Dante Alighieri, come ogni anno, nel 2019 in particolare, ha aggiunto alla sua collezione tantissimi nuovi premi:

i ragazzi delle classi 2A e 1C si sono fatti valere nella XX edizione del concorso letterario di Don Nicola Milano “Cara Mamma”. Della classe 2A, Amato Morena si è posizionata in 1ª posizione e a seguire  Ottolino Stella alla 3ª, bravissimi sono stati anche Barbone Dalila, D’Amico Martina, De Meo Aurora e Riccardi Ester. Della classe 1C Lagonigro Pierluigi e Colucci Laura, invece, hanno partecipato brillantemente. Il secondo concorso di scrittura vinto dagli studenti Insalata Alessia e Del Console Daniele di 3I è “Biblio… in rete”  Per quanto riguarda lo sport, i ragazzi hanno partecipato e VINTO la fase regionale dei giochi sportivi studenteschi del rugby maschile e la Finale Nazionale si terrà dal 20 al 24 maggio a Marina di Massa Carrara. E l’ultimo, ma non per importanza,  premio vinto quest’anno è stato il riconoscimento dalla XXX edizione del Festival Ciak Junior per il cortometraggio “CAMBIA_MENTI”.

Testo vincitore di “Biblio in rete”, di Alessia Insalata!

“Molte sono le famiglie normali, alcune lo sono molto più di altre, altre di meno. La mia famiglia apparteneva a quelle meno”

– Alzati dormiglione – Una voce femminile risvegliò la stanza assopita nel silenzio della notte. Un fascio di luce illuminò un pesante piumone che nascondeva la forma di quello che poteva essere un bambino o un ragazzino.

– Uhmmm – Mugugnò l’essere nascosto dalle coperte, che si girò cercando di evitare la luce. Improvvisamente, il piumone si sollevò rivelando l’identità dell’essere: un bambino di più o meno 12 anni piegato su se stesso giaceva nel letto. Scattò in piedi e rabbrividì una volta entrato in contatto con il freddo dovuto alla mancanza delle coperte. Il bambino era seduto su un letto di legno decorato con un piumone grigio con qualche toppa marrone e gialla. Quel letto sapeva di vecchio, come tutti gli altri oggetti presenti nella cameretta. Era la prima cosa che saltava all’occhio entrando nella stanza: c’erano 2 letti ai lati opposti della cameretta separati da una vecchia scrivania blu, ammaccata e piena di scarabocchi e graffi, un armadio verde scuro a 2 ante copriva il muro opposto ai letti; alla destra dell’armadio c’era la porta di legno decorata con alcuni disegni incollati sulla sua parte interna mentre alla sinistra c’era una piccola finestra anch’essa di legno; i muri erano rivestiti di carta da parati celestina a strisce bianca, il pavimento era ricoperto da una moquette di un verde menta chiaro.

– Muoviti!!!!!! – La voce era quella di prima ed era di una ragazza: la sua pelle era olivastra, i lunghi capelli e gli occhi marroni scuro. Indossava una felpa nera con una scritta bianca di qualche taglia più grande della sua, un vecchio jeans attillato e degli stivaletti marroni.

– Sì sì… dammi un’attimo – Rispose il ragazzino uscendo dalla porta e catapultandosi nel bagno. 

Si guardò allo specchio rotondo posto sopra al rubinetto. Solo lui aveva ereditato la pelle chiara del padre. La sorella era la fotocopia esatta della madre tranne che per i cappelli marroni invece che neri. Lui aveva ereditato i capelli corvini dalla madre e gli occhi azzurri del padre. Molti bambini della loro scuola avevano preso in giro Mehul e Hema per colpa della nazionalità della madre. Ma non era colpa sua se sua madre era indiana.

“Basta!” Pensò il ragazzo scuotendo la testa come per scacciare quei pensieri negativi. Afferrò i vestiti poggiati sul termosifone ingiallito dietro il lavabo: una maglietta a maniche lunghe bianca, una T-shirt a strisce gialle e dorate, dei pantaloni bianchi, che dovevano appartenere ad una tuta, e un paio di scarpe grigio chiaro, una volta indossati insieme. Dopo essersi vestito, entrò in una piccola cucina giallastra. Al tavolo, posto davanti al forno, sedeva suo padre con un vecchio computer.

– Buongiorno! – Esclamò appena vide entrare il figlio abbracciandolo. Mehul individuò l’argomento delle ricerche condotte dal padre: proposte di lavoro. Cercava lavoro da diverse settimane ormai, da quando era stato licenziato dal suo vecchio lavoro in un magazzino per colpa della sua dipendenza dall’alcool.

– Buongiorno – Biascicò il ragazzino incrociando lo sguardo del padre stanco e segnato da profonde occhiaie. Lui gli sorrise. Sapeva quanto soffriva il padre per il suo licenziamento; era colpa sua se Bindiya, sua madre, si era vista costretta a dover fare ogni giorno straordinario al lavoro per portare a casa abbastanza soldi per mangiare e pagare le bollette . Mehul si sedette su uno sgabello da bar usato come sedia e incominciò a fare colazione. Ci mise poco. Appena ebbe terminato, prese il suo unico giubbotto blu scuro e lo zainetto arancione dalla cameretta e insieme alla sorella si avviò verso la loro scuola.

-Driiiiiiiiiiiin- La campanella sancì la fine delle attività scolastiche. Mehul raccolse il suo zaino e si avviò verso la porta della classe per ritornare a casa. Stava per varcare il cancello quando venne spinto in un vicolo.

– Ahahahahahahahah! – Rise il ragazzo al centro sferrandogli un pugno.

– Sei solo un fallito – Continuò quello a destra. Mehul si portò una mano sul naso e constatò che stava sanguinando. Un calcio gli colpì la testa. I 2 ragazzi continuavano a ridere mentre maltrattavano la povera vittima. 

– Indiano schifoso! Ritorna al tuo paese! Ahahahahah! – Disse ridendo uno dei 2. Il ragazzo a sinistra, invece, rimaneva fermo immobile, con le braccia incrociate e lo sguardo che cercava di evitare di vedere la scena. Era il capo del gruppo di bulli. Tutti li temevano. Si chiamavano Andrea, Carlo e Vito. Andrea, il capo dei bulli, non parlava mai, picchiava e basta. In ogni caso fare a botte era nel suo DNA: la sua era una famiglia di pugili. Gli altri 2 si riconoscevano subito perché fumavano sempre e a scuola vagavano sempre per i corridoi, in compagnia del loro capo ovviamente.

Il dolore riportò il ragazzo alla realtà. La sua testa, i suoi fianchi, tutto bruciava talmente forte che si chiedeva se non stesse andando a fuoco. Lividi e graffi dominavano il suo corpo. E tutto questo succedeva ogni dannato giorno. Non ce la faceva più.

– BASTA! – Gridò infuriato. I due si fermarono stupiti della ribellione del ragazzo. Poi assunsero delle espressioni interrogative.

– Ah si!? E perché? – Chiese Carlo mentre Vito afferrava la vittima per il collo. Tese il pugno. Mehul si preparò per il colpo…………………ma non successe niente. 

Aprì gli occhi timidamente e quello che vide lo lasciò senza parole: Andrea aveva fermato il pugno con la sua mano, che si trovava a pochi centimetri dal ragazzo.

– A-Andrea…… – Gli  occhi del bullo si girarono in direzione del capo che impassibile abbassò il pugno senza dire niente.

– Perché ci hai fermati? – Domandò l’altro abbastanza spaventato.

– Mehul ha dimostrato di poter essere trattato come un essere umano – Rispose Andrea serio.

– Ora va… – Disse rivolgendosi alla vittima – …loro non ti faranno più del male- Il ragazzo rimase stupito dalle parole del capo dei bulli, quegli stessi bulli che lo torturavano ogni giorno. 

Non sapeva cosa dire ma, per paura di essere di nuovo attaccato, corse via col suo zaino arancione in spalla.

“Andrea…………mi ha veramente difeso dalla sua banda?!” Pensò Mehul ormai lontano da scuola. Lentamente incominciò a rallentare il suo passo arrivando a fermarsi.

“Vuol dire che da adesso in poi non dovrò più tornare a casa pieno di lividi e graffi” Inchinò la schiena e cadde con le ginocchia ancora doloranti per terra.

“Vuol dire che non dovrò più fare i compiti per 4 persone e che potrò concentrarmi solo sul mio percorso di studi” Sgranò gli occhi.

“Vuol dire che riuscirò a laurearmi e a trovare in futuro un lavoro che renderà la mia famiglia di nuovo felice”. All’improvviso nella sua mente apparvero delle immagini che si succedevano come le scene di un film: era piccolo, aveva più o meno 1 anno, stava seduto in braccio a sua nonna e giocava con un peluche; ad un certo punto il giocattolo emise un rumore stridulo e il bimbo iniziò a piangere impaurito.

-Sssshhhh- Disse l’anziana accarezzando la pancia del piccolo.

-Ricorda non bisogna mai piangere, bisogna sempre e solo guardare avanti e sorridere- Continuò regalandogli un largo sorriso. Poi velocemente si formò una seconda immagine:

Aveva 6 anni ed era seduto sulla sella di una piccola bicicletta verde. Stava pedalando con l’aiuto del nonno che lo manteneva da dietro con una mano. Ad un certo punto la mano lo abbandonò e lui, sicuro, continuò a pedalare finché non si accorse di star pedalando da solo. Un braccio che si distese troppo e in un secondo il bambino si ritrovò a terra dopo aver urtato la testa contro la terra. Stava per piangere ma il nonno lo raggiunse e gli pose un cerotto sulla fronte prima che potesse fare niente.

-Perché sei caduto solo dopo che ti ho lasciato?- Domandò tra le risate. L’immagine cambiò di nuovo:

Ora si trovava sdraiato su una verde e rigogliosa distesa d’erba ad osservare le stelle insieme al padre. L’uomo alzò un dito al cielo.

-Le vedi quelle 2 stelle luminose?- Chiese -Sono così luminose perché custodiscono l’anima dei nonni e risplenderanno fino a che non saranno altre persone a dover occupare quel posto-

-Perché i nonni e tutte le altre persone morte non sono rimaste qua?……là vivono meglio?-

– Non so cosa rispondere……- Affermò inclinando leggermente la testa -……so soltanto che prima poi tutti andremo in cielo-

-E perché?…..lì non si pagano le tasse?-

-Ts……- Un sorrisetto si dipinse sulla sua faccia -Non lo so……ma promettimi una cosa- Afferrò le mani del bambino -Tu non piangerai mai più. Nemmeno se in quel momento dovrai subire una perdita che neanche un adulto può sopportare. Anzi ti dico di più dovrai far sorridere e ridere tutte le persone attorno a te- Le immagini sparirono e il ragazzino ritornò alla realtà.

Piano, delle lacrime calde iniziarono a scendere lungo le sue guance. Un pianto disperato, che racchiudeva un dolore trattenuto da troppo tempo e che doveva sfogarsi in qualche modo.

E ora se ne stava così, per terra, ad asciugarsi le lacrime in mezzo al marciapiede di una via a lui sconosciuta.

-Hey bambino ti sei perso?- Mehul alzò lo sguardo e vide una figura che si innalzava su di lui: era un ragazzo con le spalla larghe ed abbastanza evidenti muscoli messi in risalto da una maglietta aderente nera; indossava dei jeans strappati e delle scarpe bianche e verdi Adidas, i cortissimi capelli rossi erano coperti da un cappello di colore verde militare mentre sul braccio era poggiato un cappotto anch’esso verde scuro.

-Parli l’italiano?- Domandò porgendogli una mano per alzarsi. Il ragazzino afferrò una mano e si alzò.

-Grazie. Sì comunque…mi chiamo Mehul- Rispose sorridendo.

-Che ti è successo alla faccia?-

-Oh niente- Disse toccandosi il naso sporco di sangue.

-Non dire bugie…immagino che tu sia stato picchiato da qualcuno…o sia caduto…- Mentre pensava si grattava il mento.

-In ogni caso non è grave non c’è bisogno di andare in ospedale. Puoi anche andare a casa…aspetta, sai dov’è la tua casa o non ti ricordi o…-

-Non ti preoccupare, mi ricordo dov’è- Disse interrompendo il discorso prima che finissero a parlare di cose strane.

-Oh…in questo caso allora ciao- Disse allontanandosi e salutandolo con la mano.

“Che tipo strano, gentile ma strano” Pensò mentre incominciò ad andare verso casa sua.

Era appena arrivato ma notò subito qualcosa di strano: un’ ambulanza era parcheggiata davanti al portone di casa sua. 

Incuriosito si avvicinò e vide un medico appoggiato alla portiera del veicolo. Dopo poco scesero altri medici che trasportavano un uomo in barella. Insieme ai medici c’erano sua sorella e i suoi vicini.

Un dubbio si manifestò nella sua mente. Corse verso di loro e si pietrificò quando capì che l’uomo disteso sulla barella era suo padre.

All’improvviso il sangue gli si gelò in corpo e non riuscì più a respirare. Non era importante. 

L’uomo aveva gli occhi chiusi e la bocca semi aperta a cui era appoggiata una mascherina per respirare.

-Papà…………- Appena cercò di toccarlo fu strattonato via. Una vicina lo prese prima che cadesse. Il suo sguardo incrociò quello del ragazzo che, cosciente della situazione, tratteneva a stento le lacrime.

Mehul, Hema e i loro vicini erano in ospedale per aspettare che qualcuno li informasse dello stato attuale del padre. Il ragazzino era seduto su una sedia in sala d’attesa con le braccia incrociate mentre la sorella faceva avanti e indietro per il corridoio.

All’improvviso la porta che dava alla sala di rianimazione si aprì e ne uscì una dottoressa che si posizionò a pochi passi dagli adulti che accompagnavano i 2 fratelli.

Prese un respiro profondo. Chiuse per un attimo gli occhi. Scosse la testa.

-No!!!………- Biascicò la ragazza cadendo sulle ginocchia.

-Non può abbandonarci così……- Continuò abbassando lo sguardo.

Nella testa galleggiavano moltissime domande ma, a un certo punto, se ne andarono per lasciare posto ad un’unica frase -Tu non piangerai più e dovrai far sorridere tutti quelli intorno a te-

Mehul si alzò e, piantando le braccia sui fianchi, fece il sorriso più radioso che poteva fare.

-Non vi preoccupate, tutto si risolverà per il meglio- I volti di tutte le persone presenti in quella stanza si girarono verso quello del ragazzo.

Ora quel ragazzo che veniva bullizzato ogni giorno, che viveva in una situazione economica disastrosa, che piangeva per ogni cosa, quel ragazzo era la persona che riuscì a portare un raggio di speranza nel cuore di tutti. 

Alessia Insalata

PON per tutti i gusti


Anche quest’anno, come nei precedenti, la scuola Dante ha organizzato dei PON finalizzati al miglioramento delle competenze di base dei ragazzi. Noi di “Edizione Straordinaria” abbiamo deciso di saperne di più intervistando direttamente i ragazzi e alcuni dei professori coinvolti.

I Professori
PON: la matematica non è un problema
Stiamo intervistando il professor Mariani
-Perché ha scelto di prendere parte a questo PON?
M: Perché mi piace molto la matematica
-Ci può spiegare per sommi capi in cosa consiste?
M: Abituare i ragazzi alla logica matematica (che non è lo studio delle regole della matematica) e introdurli ai linguaggi di programmazione.
-Secondo lei, ci sono dei ragazzi più preparati rispetto ad altri?
M: Sì, la classe é molto eterogenea.
-Si trova bene con gli alunni, o certe volte generano caos?
M: Ogni tanto c’è un po’ di disordine in classe, ma è naturale, visto che i ragazzi sono reduci da sei ore di lezione e dopo una piccolissima pausa devono stare altre tre ore a scuola.
-Secondo lei il suo PON potrà servire per il futuro dei ragazzi? Se sì, perché?
M: Sì, può servire a tutti coloro che useranno la logica, sia a scopi professionali o soltanto personali.
-Quando spiega, vede i suoi alunni attenti o con la testa fra le nuvole?
M: Dipende, gli atteggiamenti degli alunni sono molto vari.
-Ha instaurato un rapporto migliore con la sua collega?
M: Assolutamente sì
PON: non è magia, è chimica
Stiamo intervistando la professoressa Cassano
-Perché ha scelto di prendere parte a questo PON?
C: Perché sono una biologa a cui piace la chimica
-Ci può spiegare in cosa consiste?
C: In questo PON abbiamo cercato di far capire ai nostri ragazzi come alcuni eventi “magici” abbiano in realtà una spiegazione chimica.
-Secondo lei, ci sono dei ragazzi più preparati rispetto ad altri?
C: Sì, secondo me ci sono dei ragazzi più preparati rispetto ad altri e alcuni più motivati, ma tutti si sono lasciati coinvolgere e hanno partecipato con entusiasmo alle attività.
-Si trova bene con gli alunni, o certe volte generano caos?
C: Sono tanti, chiacchieroni, generano caos, però sono un’insegnante e so che queste cose sono normali. Ho cercato di coinvolgerli e appassionarli limitando al minimo i momenti di confusione. -Secondo lei il suo PON potrà servire per il futuro dei ragazzi? Se sì, perché?
C: Assolutamente sì, perché avranno avuto l’opportunità di conoscere un mondo nascosto, quello della chimica, e forse anche un po’ bistrattato.
-Quando spiega, vede i suoi alunni attenti o con la testa fra le nuvole?
C: Alcuni molto attenti, altri no.
-Ha instaurato un buon rapporto con la sua collega?
C: L’ho conosciuta meglio, ho avuto modo di apprezzare alcuni lati del suo carattere che non conoscevo.
Queste le impressioni e i commenti sulle attività in corso. E tu, vorresti prendere parte ad uno di questi progetti il prossimo anno? Se ti va lascia qui sotto una risposta.

Anche quest’anno, come nei precedenti, la scuola Dante ha organizzato dei PON finalizzati al miglioramento delle competenze di base dei ragazzi. Noi di “Edizione Straordinaria” abbiamo deciso di saperne di più intervistando direttamente i ragazzi e alcuni dei professori coinvolti.
I ragazzi rispondono
PON “La matematica non è un problema”
Stiamo intervistando Alessandra
-Perché hai scelto questo PON?
A: Perché parla di matematica, che è sempre utile
-Conoscevi già il mondo di Scratch?
A: No, è la prima volta che faccio un’esperienza del genere
-Ci puoi spiegare per sommi capi in cosa consiste?
A: È una piattaforma che ci permette di progettare con dei blocchi un personaggio e farlo interagire in un gioco.
-Pensi che possa essere utile la tua partecipazione al progetto? Se sì, perché?
A: Sì, perché aiuta chi è in difficoltà.
-Pensi che ti possa servire in futuro?
A: Sì, perché la matematica è sempre servita e sempre servirà.
-Ti piace il metodo di insegnamento degli insegnanti?
A: Sì, sono coinvolgenti, spiegano in modo divertente e ci fanno lavorare in gruppo.
-Ti piace il gruppo che si è formato, hai stretto amicizie con persone che non conoscevi?
A: Sì, ho conosciuto altre persone, con alcuni di loro in particolare ho instaurato un buon rapporto e spesso lavoriamo insieme.
-Le aspettative che avevi su questo progetto, sono state soddisfatte?
A: Esattamente come me lo aspettavo.
PON: “Non è magia, è chimica”
Stiamo intervistando F&A: Aurora e Federica
-Perché avete scelto questo PON?
F&A: Perché ci incuriosiva la chimica.
-Conoscevate già il mondo della chimica?
F: No, mai avuto esperienze in precedenza.
A: Sì, alla scuola elementare ho fatto un PON di chimica.
-Ci potete spiegare per sommi capi in cosa consiste?
F&A: Prima le professoresse ci spiegano la teoria e poi passiamo alla pratica. -Pensi che possa essere utile la tua partecipazione al progetto? Se sì, perché? F&A: Sì, penso sia utile perché ci aiutiamo e stiamo attenti.
-Pensi che possa servire in futuro?
F&A: Sì, chissà forse per un futuro lavorativo.
-Ti piace il metodo di insegnamento dei docenti?
F&A: Sì, perché ci coinvolgono nel lavoro.
-Ti piace il gruppo che si è formato? Hai stretto amicizia con persone che non conoscevi? F&A: Si, è un bel gruppo e abbiamo stretto nuove amicizie.
-Le aspettative che avevi per questo progetto, sono state soddisfatte?
F&A: Sì, perché l’obiettivo era imparare qualcosa sulla chimica e lo stiamo facendo.
PON: “Raccontiamoci”
Stiamo intervistando Martina, Ruben e Simone
-Perché avete scelto questo PON?
M: Perché mi incuriosiva
R: Mi hanno quasi costretto, ma mi sta piacendo.
S: Perché volevo capire cosa fosse.
-Conoscevate già il mondo della scrittura creativa?
M&R&S: Sì, avevamo già preso confidenza nello scrivere i testi alle elementari. -Ci potete spiegare per sommi capi in che cosa consiste?
M&R&S: scriviamo testi e lavoriamo al computer.
-Pensi che possa essere utile la vostra partecipazione al progetto? Se sì, perché?
M: Sì, perché aiuto chi è in difficoltà e in questo modo imparo. R: Sì, faccio dei buoni interventi.
S: Sì, perché contribuisco molto nei lavori di gruppo
-Pensate che vi possa servire in futuro questo PON?
M: Sì, perché imparo cose nuove.
R: Sì, perché mi aiuta ad essere più estroverso.
S: Sì, per esprimere più facilmente le mie emozioni.
-Ti piace il metodo di insegnamento dei docenti?
M: Sì, perché ci coinvolgono.
R: Sì perché spiegano bene.
S: Sì, anche se avrei qualcosa da ridire. Qualche volta, parlare di me stesso o della mia storia passata mi ha fatto sentire a disagio perché parlo di momenti della mia vita che non vorrei ricordare.
-Ti piace il gruppo che si è formato? Hai stretto amicizie con persone che non conoscevi?
M: Sì, mi piace il gruppo che si è formato e ho conosciuto persone simpatiche.
R: Sì, mi trovo bene e ho conosciuto nuove persone.
S: Sì, mi piace il gruppo che si è formato e ho conosciuto ragazzi abbastanza simpatici.
-Le aspettative che avevi per questo progetto sono state soddisfatte?
M&S: Sì, abbiamo ritrovato quello che ci aspettavamo.
R: Sono contento di come sta andando, perché pensavo potesse essere più noioso.
PON “Edizione straordinaria”
Stiamo intervistando Domenico, Giulia e Ilaria
-Perché avete scelto questo PON?
D: Perché ero incuriosito.
G: L’ho scelto perché l’ho provato l’anno scorso e mi è piaciuto Il: Perché volevo provare una nuova esperienza
-Conoscevate già il mondo del giornalismo?
D&I: No, non siamo venuti lo scorso anno.
G: Si, perché ho partecipato a questo PON già lo scorso anno.
-Ci potete spiegare per sommi capi in che cosa consiste?
D&G&Il: consiste nel migliorare le nostre competenze nell’ambito giornalistico.
-Pensi che la tua partecipazione al progetto possa essere utile? Se sì, perché?
D: Sì, perché aiuto gli altri.
G: Sì, perché avendo già esperienze in questo ambito aiuto i nuovi compagni.
Il: Sì, perché il mio contributo viene apprezzato.
-Pensi che questo PON ti possa servire in futuro?
D: Sì, perché mi aiuta ad arricchire il mio lessico.
G: Sì, per aumentare le mie conoscenze nonostante io non voglia lavorare in ambito giornalistico. Il: Sì, perché potrebbe sempre servirmi.
-Ti piace il metodo di insegnamento dei docenti?
D&G&Il: Si, perché ci coinvolgono.
-Ti piace il gruppo che si è formato? Hai stretto amicizie con persone che non conoscevi?
D: Sì, ho stretto nuove amicizie.
G&Il: sì, tante.
-Le aspettative che avevi per questo progetto sono state soddisfatte?
D: Sì, mi aspettavo di fare quello che sto facendo.
G: Sì, in realtà mi aspettavo di peggio.
Il: Sì, sono state soddisfatte.
Ad una delle intervistate, Giulia, veterana del progetto, abbiamo posto la seguente domanda: rispetto all’anno scorso, noti dei cambiamenti? Se sì, in positivo o in negativo?
G: Sì, quest’anno abbiamo approfondito maggiormente alcuni aspetti tecnici, inoltre ho trovato più facile collaborare con gli altri.

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Ragazzi e musica: un rapporto indissolubile

La musica e i suoi molteplici effetti

Trap… la moda degli ultimi anni

La musica sovente mi prende come un mare/Il vento buono, la tempesta, le sue convulsioni /Sopra l’immenso abisso/mi cullano./Altre volte ,calma piatta,/specchio enorme della mia disperazione. 

( “La musique” di C. Baudelaire )

Con questi versi, più di due secoli fa, Baudelaire ci parlava della potenza della musica e degli effetti che essa produce in chi la ascolta con delle metafore che sono attualissime. Ancora oggi la musica è  un potente veicolo di emozioni e ciò è vero soprattutto per gli adolescenti che non possono vivere senza. Essa accompagna la nostra routine quotidiana ma anche i momenti indimenticabili della nostra vita. In un’ indagine statistica pubblicata da “L’ Espresso” sul rapporto tra giovani e musica, condotta in tutta Italia su circa 7000 adolescenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni, è emerso che il 98.5% ascolta musica regolarmente, il 39% ascolta un po’ di tutto, il 23% il rap, il 21% l’ hip hop e il 13.4 % il pop. Nella nostra classe ( la 2°H ) il genere più seguito è la trap. I cantanti più gettonati sono Sfera Ebbasta, Ghali, Fedez, Capo Plaza…

Ma perché questo tipo di musica è così diffuso tra i preadolescenti di oggi? Sarà perché sono stanchi dei soliti testi melodici d’amore della musica italiana? Effettivamente se diamo uno sguardo al passato la trap non è poi così “originale” quanto i giovani credono, infatti tratta temi come “ ragazze, eccessi e  musica”.  Già la musica rock negli anni cinquanta del novecento aveva portato in primo piano la voglia di trasgressione delle nuove generazioni, dai Rolling Stones ai Beatles che sono stati i primi, per finire ai Queen e ai Nirvana. Anche in Italia abbiamo avuto i nostri esempi: Vasco Rossi, Loredana Bertè solo per dirne alcuni. Di sicuro la musica è stata  ed è tuttora il canale principe attraverso cui si esprimono la rabbia e l’energia tipica dei ragazzi. Di sicuro ciascuno può trovare le corde emotive a lui più vicine nell’ampio ventaglio di proposte musicali presenti nella rete. Eh sì perché la rete non ha fatto altro che potenziare le possibilità della musica: youtube, spotify ci permettono di ascoltar note ovunque! Basta solo sintonizzarsi sulle note dell’anima giuste……  

Alfonso Fabiana

Massari Ilaria

Pugliese Rebecca

Sereni Denise

Veronico Clelia

Classe IIH

Musicisti in parata alla Dante Alighieri

Flauti, tastiere e body percussion sorprendono il pubblico. Se pensate che la scuola media sia noiosa vuol dire che non siete mai venuti alla Dante e non avete mai assistito ad un concerto di body percussion. La mattina del 15 maggio 2019 a Modugno presso la scuola Dante Alighieri, i ragazzi delle classi 2H, 1H e 1L hanno tenuto un concerto musicale in occasione della settimana della musica. E’ stato eseguito un repertorio particolare ma molto orecchiabile: “L’elefantino in parata”, “Il principe solitario”, “I ricordi di nonno Arsenio”, “Alla Luna”, “Alì Babà” e “Flautango”. L’auditorium era gremito di parenti, genitori e professori; all’evento hanno assistito il sindaco di Modugno Dott. Nicola Magrone e la preside della scuola prof.ssa Annamaria Salinaro. I brani sono stati brillantemente eseguiti con l’ausilio di flauti, tastiere e nella parte finale con la body percussion, che ha sorpreso e divertito il pubblico. Finito il concerto ha preso la parola la preside che si è complimentata con gli alunni e i professori per l’esibizione e chiedendo il bis. Che dire! Un bellissimo momento all’insegna della buona musica. Una nota di merito va sicuramente all’impegno dei ragazzi e alla professionalità dei docenti M. Piccininno e M. Sanseverino. Solo applausi e tanto entusiasmo per i piccoli ma grandi musicisti!